Mia sorella Paola ha scritto una proposta di appello per un'obiezione di coscienza "laica". Vorrei condividerlo con voi. L'ho già inviato al Professore Umberto Veronesi e vi allego la sua risposta.
Premesso che:
- il disporre della propria vita e della propria morte rappresenta un diritto di libertà assoluto per l’individuo, in quanto non confligge con la libertà degli altri,
- che, viceversa il governo considera punto irrinunciabile l’affermazione dell’indisponibilità per l’individuo della propria vita e della sua fine,
- che molti nostri rappresentanti in Parlamento vorrebbero anteporre la loro malintesa libertà di coscienza a quella dei rappresentati,
- che un referendum può non essere sufficiente e comunque non si tratta di questione da decidere a maggioranza, neppure degli elettori, propongo un appello all’obiezione di coscienza “laica” (l’aggettivo è usato solo a scopo esplicativo).
La Repubblica italiana è fondata su una Costituzione laica, come è giusto ed ovvio che sia. Tra le molte altre cose, ciò significa anche che, sulle questioni che impegnano direttamente la coscienza dei singoli cittadini, nessuno ha il diritto di imporre ad altri comportamenti lesivi della loro coscienza. Da ciò deriva anche che sia consentito un ragionevole esercizio del diritto all’obiezione di coscienza.
Negli ultimi tempi, però, si sono fatti sempre più frequenti gli appelli della Chiesa ai politici e al personale medico alla coscienza e all’obiezione di coscienza, per far passare, impedire o disapplicare leggi e sentenze nelle questioni cosiddette eticamente sensibili, e per imporre agli altri il proprio punto di vista, chiamato anche “verità”. Ma la coscienza che l’uomo ha di sé, dei significati e dei fini delle proprie azioni, non è monopolio dei credenti e tanto meno dei cattolici. E questo vale anche per l’obiezione di coscienza. La trasformazione del ruolo pubblico della religione in offensiva politica da parte delle gerarchie ecclesiastiche e l’uso strumentale che il governo di centro-destra ne sta facendo, prefigurano scenari in cui l’obiezione di coscienza è destinata a diventare non un diritto di libertà, ma un’arma politica per smantellare lo stato laico.
In particolare, sulla questione del testamento biologico e delle scelte di fine vita in discussione in Parlamento, poiché tutti hanno una coscienza, non solo i cattolici, ma anche i diversamente credenti e i non credenti, apriamo allora il dibattito sull’obiezione di coscienza “laica” e, nell’eventualità che venga approvato il disegno di legge Calabrò, anche se in qualche modo emendato, chiediamo ai medici e al personale ospedaliero di pronunciarsi e di dichiarare la loro disponibilità all’obiezione di coscienza, impegnandosi a rifiutarsi di applicare una legge che imporrebbe interventi sanitari, compresi nutrizione e idratazione, contro la volontà espressa dai pazienti direttamente o attraverso testamento biologico.
Paola Bresso
La mail di Umberto Veronesi:
Cara Mercedes,
il testo preparato da Sua sorella è eccellente. Bisognerebbe diffonderlo in ogni possibile organo di stampa e di comunicazione (internet) e soprattutto tra i giovani nelle scuole.
Dobbiamo tutti mobilitarci! Grazie di avermerlo inviato.
Suo,
Umberto Veronesi

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